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Definire
Catania è quasi impossibile: è davvero un'ardua impresa
rintracciare un aggettivo che da solo riesca a compattare il
carattere di questa città. Ma a volerci comunque provare,
qualcosa si può trovare.
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uno scorcio di catania,
osservato dal rifugio sapienza (etna sud), a metri 1910 s.l.m. |
Bella,
perché Catania è innanzitutto bella. E te ne accorgi subito, da
qualunque parte tu ci arrivi, perché gentilmente splendida è colei
che, dall'alto di suoi 3350 metri s.l.m., come una perfetta padrona di casa, ti dà per prima il
benvenuto in città: l’Etna.
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l'etna, osservata da 35 km
a ovest
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L’Etna,
che è ovviamente un vulcano, ma che i
catanesi declinano abitualmente al femminile, perché – per
chi a Catania è nato e cresciuto – questo vulcano è
semplicemente ‘a muntagna: è
appunto lei che guida in città gli sguardi che
filtrano attraverso gli oblò degli aerei che volano alla volta
dell’aeroporto Bellini di Catania-Fontanarossa.
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i crateri sommitali
dell'etna visti dal cielo
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E’
sempre l’Etna,
poi, che sembra volerti abbracciare quando, non appena scendi dai traghetti che fanno la
spola sullo Stretto, la vedi stagliarsi maestosa lì in fondo e
diventare sempre più grande e luminosa mentre corri
sull’autostrada che da Messina ti porta a Catania. E ancora
una volta è lei, la montagna, che ama specchiarsi nelle acque del
porto di Catania,
millenario faro di innumerevoli genti e civiltà che qui, ai piedi
del vulcano, sono voluti arrivare, spesso con l'idea di mettere
salde radici. L’Etna, temuta
da chi non la conosce, appassionatamente amata da chi invece ne ha
respirato l’aria sin da bambino e sa che lei, la sua montagna,
non gli farà mai del male.
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l'area portuale di catania,
con l'etna sullo sfondo |
Catania è
veramente bella. Distesa com’è
sullo Ionio, ti regala immediatamente la percezione della grande città,
della città aperta e solare, che accoglie tutti e tutti rapisce.
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l'area portuale catanese |
Solare.
Catania è anche una città solare, perché solare è il barocco che trionfa nel suo centro storico, fatto
di nomi che il catanese ha metabolizzato al punto di sentirli
completamente come
parte di sé stesso: via Etnea, la villa Bellini, via Umberto, piazza
Stesìcoro, piazza Università, piazza Teatro Massimo (il cui nome
ufficiale è invece piazza Vincenzo Bellini), via Antonino di
Sangiuliano, i Quattro Canti, piazza Dante, via Crociferi, piazza
Ogninella, piazza del Duomo, porta Uzèda, via Garibaldi, la
Pescheria ('a Piscarìa).
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il duomo di catania
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piazza duomo |
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la chiesa della collegiata |
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porta uzeda e il palazzo
del seminario dei chierici, in piazza duomo |
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porta uzeda e il palazzo
del seminario dei chierici, in piazza duomo |
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il duomo |
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la badìa di sant'agata |
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gli archi della marina |
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villa pacini attraversata
dagli archi della marina |
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villa pacini attraversata
dagli archi della marina |
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piazza stesicoro durante i
festeggiamenti agatini |
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la badìa di sant'agata |
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l'ex-monastero
dei benedettini, oggi sede della facoltà di lettere |
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l'ex-monastero
dei benedettini, oggi sede della facoltà di lettere |
Città solare,
con quel senso indescrivibile di luce
che ti avvolge quando, passando da un viale a un corso e da un
corso ad un altro viale, arrivi lì, a due passi dal mare, dopo esserti
lasciato alle spalle pure il corso Italia e, con lui, la frenesia
del vivere quotidiano.
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via umberto |
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corso italia
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viale vittorio veneto |
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il palazzo di giustizia, in
piazza giovanni verga |
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il palazzo di giustizia, in
piazza giovanni verga |
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il palazzo di giustizia, in
piazza giovanni verga |
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corso delle province |
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corso italia |
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la fontana de i
malavoglia, in piazza giovanni verga |
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corso sicilia |
A quel punto sei già sul mare, sei sul
lungomare nord e inizi il tuo viaggio verso i luoghi che più di
tutti furono del Verga: trovi Ognina, incontri Aci Castello,
raggiungi Aci Trezza e ammiri la Riviera dei Ciclopi con i suoi grandi faraglioni
(che il mito vuole scagliati dal ciclope Polifemo contro Ulisse) sempre lì
a guardarti e a chiamarti.
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il porticciolo di ògnina |
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il porticciolo di ògnina |
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il porticciolo di ògnina |
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i faraglioni di aci trezza
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il porticciolo di aci
trezza |
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il castello normanno di aci
castello
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il mare di aci trezza |
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l'isola lachèa e un
faraglione, ad aci trezza |
Se poi non sei ancora sazio, puoi
anche andare avanti alla volta di Capomulini e della bella Acireale, cittadina
anche lei baciata in fronte dal barocco che orgogliosamente
esplode in piazza del Duomo, un barocco – quello acese – che,
con la trionfale preziosità dei suoi intagli e delle sue
decorazioni, può indubbiamente essere catalogato come il più
elaborato e leggiadro di tutta la Sicilia.
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acireale: uno scorcio di
piazza duomo
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Catania,
città aperta, dai modi allegri e ironici. L’ironia e
l’affabilità quasi proverbiali sono proprie di tutti i siciliani, ma nel
catanese questi caratteri assumono un aspetto così teatrale ed
esuberante da lasciare a volte senza parole il turista. La
teatralità la trovi dappertutto: sugli autobus, nei negozi, nelle
piazze, dentro i bar, nelle affollate vie del centro, nei ristoranti,
nella cadenza del parlare, nei mille pub, nella gestualità della gente. Ma se vuoi assorbirne l’essenza già in pochi minuti, non c’è
posto migliore della Pescheria, il pittoresco mercato del pesce:
un autentico trionfo di suoni, colori e sapori.
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uno scorcio della pescheria di catania,
libera dal tradizionale e pittoresco mercato del pesce
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la pescheria di catania |
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la pescheria di catania |
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la pescheria di catania |
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la pescheria di catania |
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la pescheria di catania |
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la pescheria di catania |
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la pescheria di catania |
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la pescheria di catania |
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la pescheria di catania |
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la pescheria di catania |
Posta subito dietro l’acqua
a linzòlu (la fontana ottocentesca del fiume Amenàno, il
mitico fiume, citato già da Ovidio, che – più volte interrato
dalle colate laviche – corre oggi sotterraneo alla città), la
Pescheria si allarga in un reticolo di
vie e vicoli che si
dipanano tra la piazza del Duomo e gli Archi della Marina. E'
qui che si respira a pieni polmoni quella catanesità, fatta
di colore popolare e di vivace umanità, che sa rendere così unica
la Sicilia.
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l'acqua a linzòlu
(acqua a lenzuolo) |
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'u liòtru,
osservato attraverso la fontana dell'amenàno
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l'acqua a linzòlu
(acqua a lenzuolo) |
Città
aperta, come aperto ed estremamente dinamico è il carattere dei
catanesi. Questa è una città che non dorme mai, sempre frenetica
di giorno, sempre viva e accesa di notte, capace di passare da un
tramonto ad un’alba e da un’alba ad un tramonto tutta d’un
fiato, senza fatica alcuna e sempre di corsa.
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via etnea |
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via etnea |
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le vie intorno a piazza
vincenzo bellini |
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piazza vincenzo bellini e
il teatro massimo, intitolato anche esso a vincenzo bellini |
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la fontana dei delfini, in
piazza vincenzo bellini |
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piazza vincenzo bellini e
il teatro massimo, intitolato anche esso a vincenzo bellini |
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via teatro massimo |
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le vie intorno a piazza
vincenzo bellini |
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piazza vincenzo bellini e
il teatro massimo, intitolato anche esso a vincenzo bellini |
Ed
è pure una città in cui ogni ora del giorno
ha un suo piatto e in cui – camminando per la strada – ti può
capitare spesso di passare da un odore a un profumo e da un profumo ad un
altro odore senza soluzione di continuità, perché Catania è
tutta un trionfo di gusti e sapori, declinati sempre con una
fantasia abilissima e capace di esprimersi in una cucina, in una
pasticceria e in una gelateria che non finiscono mai di stupirti.
Questa dinamicità la
respiri anche vivendo l’anima profondamente commerciale di
Catania, ricca com’è di vetrine sfavillanti e tutta circondata
da centri commerciali (ad oggi se ne contano nove) in grado di stupire anche gli occhi più
smaliziati.
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l'etnapolis: uno dei tanti
centri commerciali catanesi
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l'etnapolis: uno dei tanti
centri commerciali catanesi |
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l'etnapolis: uno dei tanti
centri commerciali catanesi |
Ma questa è pure la città dell’Etna Valley (www.etnavalley.com),
la grande area industriale che è nata con l’obiettivo di
costituire una buona rete
di relazioni tra
industrie ad alta tecnologia, centri
di ricerca e istituti
di formazione dell'Università, enti locali, terziario
avanzato e che non si stanca mai di inventare, anno dopo
anno, il proprio futuro.
Dinamicità
vuol dire anche cultura e
intrattenimento: tantissimi e attivissimi i teatri e i cinema
presenti sul territorio, ricchissima l’offerta libraria, ben
differenziata l’offerta formativa dell’antica (1434) università
della città.
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il teatro massimo,
intitolato a vincenzo bellini |
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piazza università e il
palazzo della sede centrale dell'antico ateneo catanese
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piazza università e il
palazzo della sede centrale dell'antico ateneo catanese |
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piazza università e il
palazzo della sede centrale dell'antico ateneo catanese |
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il quadriportico della
sede centrale dell'antico ateneo catanese |
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il portale d'ingresso di
Villa Cerami (sede della Facoltà di Giurisprudenza) |
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un dettaglio del giardino
di Villa Cerami (sede della Facoltà di Giurisprudenza) |
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un dettaglio del giardino
di Villa Cerami (sede della Facoltà di Giurisprudenza) |
E proprio l’università, coi suoi
65.000
iscritti, insieme ai due osservatori dell’Istituto Nazionale di
Astrofisica (INAF), ai Laboratori Nazionali del Sud (LNS) dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e alla sede
catanese dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV),
dona a Catania quella vivacità che solo la presenza di una grande
popolazione studentesca può assicurare.
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i laboratori nazionali del
sud (LNS) dell’istituto nazionale di fisica nucleare (INFN)
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i laboratori nazionali del
sud (LNS)
dell’istituto nazionale di fisica nucleare (INFN) |
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i laboratori nazionali del
sud (LNS)
dell’istituto nazionale di fisica nucleare (INFN) |
Città
bella, solare, aperta, dinamica, allegra, commerciale, vivace,
ironica e teatrale. Tutto chiaro, dunque? No. Perché Catania sa
anche essere sfuggente e schiva. Quando pensi di averla conosciuta
sino in fondo, la sua anima – quasi con un moto di incosciente
ribellione – fa di tutto per stupirti ancora. E Catania sa
effettivamente suscitare stupore quando, all'improvviso, la vedi
piombare con anima e cuore nell'atmosfera dei festeggiamenti agatini:
sant'Agata è Catania e Catania è sant'Agata. Trovare il confine
tra la città è la sua santa patrona è impossibile: in quei
giorni di febbraio, tutto assume un colore differente, a metà
strada tra la luce dei tantissimi ceri accesi dai devoti e gli
sgargianti colori di fuochi d'artificio sempre spettacolari.
Un'atmosfera, quella agatina, in cui l'aria di festa che anima la
città giorno e notte sa mescolarsi a momenti di affascinante pathos
popolare, come accade anche nella tradizionale e coinvolgente acchianàta
di Sangiuliano (la salita di Sangiuliano) della notte
tra il 5 e il 6 febbraio.
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Catania
sembra davvero avere assorbito sino al midollo il
succo della lava etnea di cui è fatta. E se l’occhio che la
ammira non è superficiale, può percepire immediatamente la
traccia di ciò.
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via etnea |
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via etnea |
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la sede centrale delle
poste, in via etnea |
La prima cosa che colpisce della città e della
sua vasta area metropolitana è il colore. Non mi riferisco solo
al colore delle chiese e dei palazzi, ma anche al colore di ponti,
case coloniche e persino dei marciapiede e delle massicciate delle strade: è la
pietra lavica a dominare tutto il paesaggio etneo, senza tuttavia
che questo grande mantello nero, attraversato dai bagliori ramati
resi quasi vivi dal sole, incuta cupezza. Anzi, è assolutamente
vero il contrario, perché racconta un’avventura lunga 27
secoli, fatta di distruzioni e di rinascite, permeata da una
tenacia aspra che sembra aver voluto imporre questo suo carattere
anche a tutto il paesaggio urbano e naturale dell’area.
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il monumento a vincenzo
bellini, in piazza stesìcoro |
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piazza stesìcoro |
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i
resti dell'anfiteatro romano del sec. II d.C., in piazza
stesìcoro (l'anfiteatro continua sotto il livello stradale
e riemerge
a
tratti tra gli edifici di epoche successive), con l'arena
seconda per grandezza solo al Colosseo di Roma |
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uno
sguardo verso il cielo, dai resti dell'anfiteatro romano di
piazza stesìcoro |
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i
resti dell'anfiteatro romano del sec. II d.C., in piazza
stesìcoro (l'anfiteatro continua sotto il livello stradale
e riemerge
a
tratti tra gli edifici di epoche successive), con l'arena
seconda per grandezza solo al Colosseo di Roma |
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la chiesa di sant'agata
alla fornace osservata dai resti dell'anfiteatro romano di
piazza stesìcoro |
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i
resti dell'anfiteatro romano del sec. II d.C., in piazza
stesìcoro (l'anfiteatro continua sotto il livello stradale
e riemerge
a
tratti tra gli edifici di epoche successive), con l'arena
seconda per grandezza solo al Colosseo di Roma |
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i
resti dell'anfiteatro romano del sec. II d.C., in piazza
stesìcoro (l'anfiteatro continua sotto il livello stradale
e riemerge
a
tratti tra gli edifici di epoche successive), con l'arena
seconda per grandezza solo al Colosseo di Roma |
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i
resti dell'anfiteatro romano del sec. II d.C., in piazza
stesìcoro (l'anfiteatro continua sotto il livello stradale
e riemerge
a
tratti tra gli edifici di epoche successive), con l'arena
seconda per grandezza solo al Colosseo di Roma |
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i
resti dell'anfiteatro romano del sec. II d.C., in piazza
stesìcoro (l'anfiteatro continua sotto il livello stradale
e riemerge
a
tratti tra gli edifici di epoche successive), con l'arena
seconda per grandezza solo al Colosseo di Roma |
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|
resti
dell'anfiteatro romano del sec. II d.C., in piazza stesìcoro
(l'anfiteatro continua sotto il livello stradale e riemerge
a
tratti tra gli edifici di epoche successive), con l'arena
seconda per grandezza solo al Colosseo di Roma |
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resti
dell'anfiteatro romano del sec. II d.C., in piazza stesìcoro
(l'anfiteatro continua sotto il livello stradale e riemerge
a
tratti tra gli edifici di epoche successive), con l'arena
seconda per grandezza solo al Colosseo di Roma |
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i resti dell'anfiteatro
romano che emergono in via del colosseo |
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il teatro greco, in via
vittorio emanuele |
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il teatro greco, in via
vittorio emanuele |
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il teatro greco, in via
vittorio emanuele |
E ciò
accade certamente a Catania, dove la calcolatissima e scenografica
successione di piazze e quinte architettoniche assume una severità
estranea agli ambienti barocchi del resto dell’Isola. Ma accade
anche in tutti i comuni della grande area metropolitana catanese,
e accade persino lungo tutta la costa, dove puoi vedere il blu
profondo dello Ionio sposare, in un matrimonio unico e inimitabile,
il bruno intenso della roccia lavica che ha dato vita a scogliere
e faraglioni, in un frastagliatissimo e irto confine cromatico.
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via degli archi, a randazzo |
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i faraglioni di aci trezza |
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l'isola lachèa e i
faraglioni di aci trezza |
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santa maria la scala |
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santa maria la scala |
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santa maria la scala |
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santa maria la scala |
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santa maria la scala |
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santa maria la scala |
Una scala di colori estremamente variegata, dunque, fatta di tinte forti e
anche opposte: il blu intenso dello Ionio, il rosso infuocato della
lava etnea, il bianco candido della neve che copre il vulcano in
inverno, il nero impenetrabile della
pietra lavica, il giallo abbagliante delle campagne in estate, il
verde rigoglioso dei boschi e dei campi in primavera. Ancora una
volta, l'Etna recita il suo importante ruolo in questo trionfo di
colori.
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l'etna osservata da bronte |
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i colori dell'etna
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i colori dell'etna
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i colori dell'etna
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i colori dell'etna
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l'etna osservata da
randazzo
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i colori dell'etna
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i colori dell'etna
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i colori dell'etna
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i colori dell'etna
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i colori dell'etna
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i colori dell'etna |
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l'etna osservata tra
maletto e bronte |
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i colori dell'etna |
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i colori dell'etna |
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i colori dell'etna |
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i colori dell'etna |
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i colori dell'etna |
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i colori dell'etna |
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i colori dell'etna |
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l'etna osservata dai boschi
dei monti nèbrodi |
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i colori dell'etna |
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i colori dell'etna |
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i colori dell'etna |
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i colori dell'etna |
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la parte superiore della
valle del bove |
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i colori dell'etna |
Insomma,
Catania – in realtà – è una città complessa, che non
finisci mai di conoscere davvero. Quando pensi di averla capita,
allora è giunto il momento chiedersi se non sia il caso di
ricominciare da zero. E quando pensi di averla definita, ecco che
ti sfugge dalle mani e ti invita a cercarla ancora, in un
abbraccio che non ti molla mai.
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il castello ursino, in
piazza federico II di svevia |
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il castello ursino, in
piazza federico II di svevia |
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il castello ursino, in
piazza federico II di svevia |
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il castello ursino, in
piazza federico II di svevia |
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il castello ursino, in
piazza federico II di svevia |
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il castello ursino, in
piazza federico II di svevia |
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il castello ursino, in
piazza federico II di svevia |
Questa
è una città che sa rapirti, che sa farti suo, perché…
“…Catania
è ‘na pupa, (Catania è una bambola,)
capìddri
castani, labbra carnùsi e l’occhi ruffiani, (capelli
castani, labbra carnose e occhi ruffiani,)
e
quannu mi sapi luntanu du’ iòrnna
(e quando sa che mi allontano anche solo per due giorni)
ca
so’ vuci d’àngilo mi dici: tònna!” (con la sua voce
d'angelo mi dice: torna!)
Questa
è veramente una città unica, con un suo carattere forte, quasi
assoluto, fatto di immagini, suoni, colori, odori e sapori che ti
porti dentro ovunque vai, perché…
“…Catania
d’ a gguèrra, (Catania in guerra,)
Catania
urricàta, distrrùtta e ppi setti voti rrinàta,
(Catania sommersa, distrutta e per sette volte rinata,)
non
c’èntranu i soddi, non c’entra ‘a futtùna,
(non contano i soldi, non conta la fortuna,)
Catania
‘ndo mùnnu cci nnè sulu una.” (Catania nel mondo
ce n'è solo una.)
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| il
fiume alcàntara |
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le gole del fiume
alcàntara |
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le gole del fiume
alcàntara |
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le gole del fiume
alcàntara |
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piccole cascate a monte
delle gole dell'alcàntara |
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le gole del fiume
alcàntara |
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le gole del fiume
alcàntara |
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le gole del fiume
alcàntara |
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le gole del fiume
alcàntara |
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le gole del fiume
alcàntara |
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le gole del fiume
alcàntara |
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le gole del fiume
alcàntara |
E
allora, forse, questa Catania, sempre così diversa e sempre così
tanto capace di sorprenderti, la puoi definire solo chiudendo gli
occhi e dando libero sfogo alla tua immaginazione. Serra gli occhi
e inizia a immaginare. Potrai
allora vederti passeggiare sotto il sole, in via Etnea e poi in piazza Duomo, accanto
ad una splendida donna, guardare insieme a lei ‘u
Liotru,
l’elefante nero che è simbolo della città e che domina la
piazza, e poi rivolgere con lei lo sguardo verso ‘a
Muntagna che veglia sulla città.
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'u liòtru, in
piazza duomo |
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'u liòtru e il
palazzo degli elefanti (sede del municipio), in piazza duomo |
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'u liòtru, in
piazza duomo |
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'u liòtru, in
piazza duomo |
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un dettaglio della
pavimentazione di piazza università |
A
quel punto, vi
incamminerete su per via Garibaldi, sino a raggiungere la porta
Ferdinandea che nel 1768 venne eretta per celebrare le nozze tra
Ferdinando IV di Sicilia e Maria Carolina d’Austria.
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piazza palestro e la porta
ferdinandea |
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la porta ferdinandea, in
cima a via garibaldi |
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la porta ferdinandea, in
cima a via garibaldi
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Lì vi
fermerete e così potrai vedere quella donna alzare lo sguardo,
osservare la porta e udirla sussurrare mentre legge quella iscrizione:
Melior
de cinere surgo, dalle
mie ceneri rinasco ancor più splendente.
Solo in quel momento,
riaprendo gli occhi che tenevi serrati, capirai di aver
passeggiato con al tuo fianco Catania. E forse potrai anche dire di averla
conosciuta, almeno un po'.
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